“Leggo che oggi l’assessore Valeriani ha lamentato che Roma non stia recependo la legge sulla Rigenerazione Urbana. Mi sta bene la polemica e la politica è fatta anche di questo. Però occorre precisare due cose e poi allargare lo sguardo. La prima è che un Comune, fosse anche la Capitale d’Italia, non può non recepire una legge, quindi non è corretto dire che Roma non abbia recepito la legge sulla Rigenerazione Urbana. Una legge la cui applicazione, come recitano le circolari regionali, ‘non potrà trovare ostacoli o limitazioni in altre prescrizioni contenute nei Piani Regolatori Generali e nei loro allegati’”. Così in una nota l’assessore all’Urbanistica di Roma Luca Montuori.

“La seconda è che, quanto ai progetti in corso, abbiamo molte richieste di applicazione, molte per interventi diretti e alcuni piani su cui stiamo lavorando con i soggetti proponenti per definire l’interesse pubblico di progetti anche complessi. Su alcuni, infine, abbiamo anche interloquito con gli uffici regionali, per esempio sul recupero dell’area di via dei Lucani a San Lorenzo abbiamo condiviso con i suoi uffici diverse ipotesi procedurali. E’ ovvio – prosegue la nota – che sia più facile applicare la legge sulla Rigenerazione per un Comune che non ha un piano regolatore. Per Roma, con 1.200 kmq di territorio e 2,8 milioni di abitanti da gestire, è sicuramente più delicato intervenire modificando strumenti che magari hanno procedure in corso da anni”. 

“Roma uno strumento che ne regola la trasformazione del territorio ce l’ha, rileva le peculiarità e le qualità della sua struttura storica e della sua trasformazione, definisce le caratteristiche dei tessuti e gli ambiti strategici, i programmi integrati. Può essere migliorato? Si. Deve essere riportato ai bisogni di un mondo attraversato da una crisi senza precedenti nel dopoguerra? Certamente. Però spostare importanti valori economici, ridefinire i pesi insediativi di una Capitale non si fa certo presentandosi ‘allo sportello’ della Regione”.

“Ho sempre detto, e ripeto, che la legge offre una opportunità per ripensare importanti brani di periferia che da poco hanno visto decadere i loro strumenti attuativi, per recuperare aree abbandonate dovendo però interagire con proprietà estremamente frammentate, per riutilizzare il patrimonio pubblico dismesso come stiamo facendo con Reinventiamo Roma. Un lavoro che esula da strumentalizzazioni inutili”, conclude l’assessore.

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