“A cinque mesi dalla fine del lockdown, nella Capitale 11 musei statali su 35 hanno orari ridotti o sono aperti soltanto due/quattro giorni a settimana. Tra questi, anche musei dotati di autonomia speciale e ‘di rilevante interesse nazionale’, come Gallerie Nazionali d’Arte Antica Barberini Corsini e Vittoriano Palazzo Venezia. Il ‘museo dei romani’, Galleria Borghese, ha ridotto gli ingressi a 500 da agosto, rispetto ai 1800 pre-emergenza: una situazione che penalizza non soltanto i lavoratori, ma anche la ripresa del turismo, già in grave sofferenza”.

E’ quanto si legge in una nota di Stefano Diociaiuti, della Fisascat-CISL di Roma Capitale e Rieti, in cui si aggiunge che “gli oltre 50 dipendenti della Gebart spa, le centinaia di lavoratori di Opera-Civita e di Coopculture, realtà che hanno registrato incrementi a due cifre neull’ultimo triennio, insieme a tutti i loro colleghi sul territorio, sono sospesi nella più totale incertezza, e molti di loro sono in cassa integrazione”.

“Per questo motivo – prosegue il sindacalista – riteniamo fondamentale la riapertura di tutti i musei statali, l’attuazione di un piano programmatico di rilancio dell’offerta culturale, il rientro al lavoro del personale dei Concessionari, e l’impegno alla salvaguardia di tutti i dipendenti nei prossimi bandi di gara. Riteniamo che Roma debba ripartire mettendo al centro la cultura e il suo immenso patrimonio storico-artistico: anche per questo abbiamo inoltrato una richiesta di incontro al Segretario Generale del Mibact e alla Direzione Generale dei Musei: vorremmo sapere quale sarà il destino di istituzioni culturali di massima importanza per tutto il Paese, e dei suoi lavoratori”.