“L’audio hot tra vigili è stato costruito”. Così titola il Corriere di Roma nelle pagine interne.  Registrati due file, poi uniti. Il rapporto sessuale in un container e non nella vettura di servizio.

L’audio del sexygate che sta agitando da giorni il Corpo dei vigili urbani potrebbe essere un assemblaggio di due diverse registrazioni fatte in diversi momenti di una stessa giornata – si legge nell’articolo di Giulio de Santis -. Ci sarebbe un prima: quando la coppia, allontanatasi dall’auto di servizio, ha un attimo di intimità immortalato su file audio con una microspia nascosta in un oggetto o su un indumento della vigilessa. E ci sarebbe un dopo: quando un’abile manina aggiunge alla registrazione le chiamate fatte in radio tra le pattuglie operative in città durante la mattina dello stesso giorno del sexygate. Una insieme di frammenti indispensabile all’autore del nastro per far sembrare che il vigile e la vigilessa, entrambi intorno ai 40 anni, lui sposato, lei divorziata, stessero all’interno dell’auto di servizio con la radio accesa, così da poterli incastrare e denunciare. (…) Perché ordire una manovra così complicata? La risposta, per gli investigatori della municipale, potrebbe essere nel desiderio di vendetta di un ex amante abbandonato, un classico caso direvenge porn. Chi sia l’autore ancora non è stato accertato, ma che si sia trattato di una ritorsione è dato per certo dagli investigatori grazie a un dettaglio: nella segnalazione anonima inviata al Comando, e poi in Procura, con chiavetta usb e nomi dei protagonisti, l’autore ha chiesto che fosse data pubblicità mediatica al fatto (…).

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