Il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di finanza sta dando esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo anche per equivalente – finalizzato alla confisca – per un importo complessivo pari ad euro € 237.895 emesso dal G.I.P. del Tribunale di Roma (Dott.ssa Flavia Costantini), su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti del direttore di una filiale di un istituto bancario.

La vicenda è quella del funzionario del Ministero della Salute V. Z., arrestato per peculato lo scorso 1° aprile per essersi appropriato di oltre 1,4 milioni di euro di soldi pubblici, fatti confluire sui propri conti correnti attraverso la falsificazione dei documenti di spesa e la sostituzione degli IBAN delle società formalmente destinatarie delle somme.

Gli sviluppi delle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica capitolina (Procuratore Aggiunto Dott. Paolo Ielo – Sostituto Procuratore Dott. Carlo Villani), hanno consentito di accertare che buona parte delle somme distratte, per un importo di poco inferiore al milione di euro, sono state accreditate su un conto corrente dello ZUMBO acceso presso una filiale sul quale, in un arco temporale di circa un anno e mezzo, sono pervenuti quasi 200 bonifici dal Ministero della Salute.

Parte di tale somma, pari all’importo del sequestro, è stata, poi, utilizzata dall’indagato in attività speculative di gioco d’azzardo presso diverse sale Slot & Vlt di Roma, integrando il reato di autoriciclaggio.

In tale contesto, il direttore della filiale bancaria oggetto del provvedimento eseguito in data odierna non ha effettuato alcuna segnalazione di operazione sospetta, come previsto esplicitamente dalla normativa di prevenzione antiriciclaggio, nonostante i sistemi di alert interni avessero in diverse occasioni evidenziato le anomalie della movimentazioni sul conto in esame. Anomalie del resto molto evidenti, considerato che lo Z. oltre all’accredito dello stipendio che percepiva dal Ministero della Salute, pari a circa 1.300 euro, ogni mese in media era beneficiario di bonifici per importi di circa 65.000 euro con causali relative al pagamento di imprese che avevano reso servizi alla pubblica amministrazione.

Al direttore di banca viene pertanto contestata l’ipotesi di concorso omissivo nel reato di autoriciclaggio in quanto non inoltrando le segnalazioni previste, a fronte delle evidenti anomalie, ha accettato il rischio che lo Z. potesse compiere, come poi in concreto è avvenuto, operazioni di autoriciclaggio con le ingenti somme di denaro giunte sul proprio conto, a seguito di attività, con ragionevole certezza, delittuosa.

Se le segnalazioni alle autorità preposte fossero state effettuate la condotta delittuosa dell’indagato sarebbe stata interrotta molto prima, limitando il danno per le casse pubbliche.

Le attività investigative condotte dimostrano ancora una volta la costante azione della Guardia di finanza nella ricerca e repressione delle più gravi condotte illecite perpetrate a danno della pubblica amministrazione, nell’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati volte, tra l’altro, ad impedire la reimmissione di denaro di provenienza delittuosa nel mercato economico legale.

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