“Covid, segnali di ribellione fiscale”, titola stamattina in prima pagina il Corriere di Roma. I primi casi di disubbidienza per il mancato rinvio delle scadenze: o pago le tasse o gli stipendi. La difficile fase 3. Alcuni negozianti capitolini aderiscono alla protesta. La Confesercenti: non ci sono più soldi in cassa.

A pagina 2: “«O paghiamo le tasse oppure gli stipendi»”. Una ristoratrice di Monti, un negoziante di Prati: in città primisegnali di disubbidienza fiscale. La Confesercenti: non siamo più in grado.

“Vogliamo pagare, ma siamo impossibilitati a farlo»” spiega  Valter Giammaria, presidente della Confesercenti Roma, interpellato dal quotidiano. La ripresa delle attività resta condizionata al ritorno dei turisti e alla fine dello smart working. Secondo i dati della Confesercenti, il ricorso al «lavoro agile» per oltre 400 mila dipendenti ha generato una perdita per l’economia diffusa di130 milioni al mese – si legge sull’edizione romana del Corriere della Sera -. Mancati incassi che stanno mettendo a rischio circa 6mila imprese dell’area metropolitana capitolina. “Dove si può si deve tornare a lavorare in sede. Chi sta a casa rinuncia a vestirsi o ad andare dal parrucchiere con ripercussioni sui consumi” fa presente ancora Giammaria. “Serve un anno bianco fiscale e la proroga della cassa integrazione” è la richiesta del presidente di Confesercenti: “Le imprese al momento non sono in condizioni di pagare”.

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