Al via la campagna di iniziative e assemblee di Cgil Cisl Uil che riguarderanno tutti i lavoratori delle pubbliche amministrazioni del Lazio, per discutere le piattaforme programmatiche e chiedere un rinnovamento vero del settore pubblico.

“Per funzioni centrali, funzioni locali e sanità vogliamo assunzioni, sicurezza, stabilizzazioni e rinnovo dei contratti”, dichiarano Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia, Sandro Bernardini e Maurizio Narcisi – segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio, Uil Fpl Roma e Lazio e Uil Pa Roma e Lazio – che annunciano a breve il calendario degli incontri.

“Assemblee organizzate da remoto, nel rispetto delle norme e dei protocolli anti covid-19, che toccheranno tutti i posti di lavoro pubblici e tutte le province della regione, con un unico messaggio: ‘Rinnoviamo la Pa’”.

“I dipendenti e professionisti della Pa hanno fatto funzionare le amministrazioni pubbliche anche quando governi e Regioni hanno tagliato risorse e privatizzato i servizi ai cittadini e ora, anche in smart working e con più spirito di servizio che strumenti concreti, sono sempre a disposizione dei cittadini e delle imprese, in sanità, nei servizi educativi, nel sostegno alle persone, nella sicurezza urbana. E’ a loro, lavoratori che rischiano in prima persona, che si deve la tenuta del sistema e la presa in carico delle comunità. Ma già da mesi diciamo che così non si può andare avanti, come abbiamo fatto capire con lo sciopero del 9 dicembre scorso. Dal governo che verrà ci aspettiamo una svolta vera per lavoratori e cittadini. E lo stesso chiediamo alla Regione, ai sindaci e agli amministratori di enti, agenzie e aziende pubbliche”, spiegano i segretari di categoria di Cgil Cisl e Uil.

“Anni di tagli e di mancati investimenti, hanno indebolito il sistema di welfare, a partire dagli organici: troppo pochi operatori e con un’età media troppo alta. Servono assunzioni, innesti di nuove professionalità e valorizzazione di quelle in servizio anche attraverso la formazione. In Italia verranno a mancare mezzo milione di lavoratori pubblici. Nel Lazio i nuovi ingressi realizzati o messi a concorso servono appena a coprire le uscite per pensionamento. Solo nella sanità mancano 10mila operatori, ma anche nei comuni, nelle scuole, nella polizia locale e negli enti centralizzati la situazione non è migliore”, proseguono Cenciarelli, Chierchia, Bernardini e Narcisi.

“In questi anni troppo spesso si è fatto ricorso ai contratti a termine e alle altre forme di lavoro atipico. La Pa italiana conta 170mila precari, condizione che ha comportato addirittura una procedura di infrazione da parte della Commissione europea. Nei piccoli e medi comuni e in particolare nel settore educativo-scolastico, senza l’apporto di questi lavoratori si metterebbero a rischio i servizi. Così come nella sanità, visto che il Ssr del Lazio per funzionare conta su quasi un 10% di contratti a tempo determinato, somministrati e partite Iva. Per questo chiediamo l’applicazione della proroga dei requisiti per le stabilizzazioni, il riconoscimento dei periodi di lavoro svolti e la stabilizzazione di tutti i precari Covid”.

“E poi c’è il tema della sicurezza sul quale non si è fatto e non si fa abbastanza. In tutti i luoghi di lavoro il personale deve avere Dpi adeguati, gli ambienti devono essere sicuri e occorre mettere fine al fenomeno delle aggressioni. I carichi di lavoro devono essere sostenibili, i protocolli applicati e i servizi di prevenzione e protezione devono funzionare”, rimarcano i segretari, che rilanciano la vertenza dei contratti.

“I Ccnl di sanità, enti Locali e amministrazioni centrali sono scaduti da tre anni. La pandemia ha dimostrato che il lavoro pubblico serve al paese e i servizi pubblici per cittadini e imprese vanno rafforzati. Per questo pretendiamo che il governo informazione e la Regione mettano le risorse necessarie per il rinnovo dei contratti”.

“Ecco perché porteremo le nostre proposte in tutti i posti di lavoro”, concludono Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia, Sandro Bernardini e Maurizio Narcisi.

“Questa non è una battaglia per i soli lavoratori pubblici, ma per tutti i cittadini. Per uscire dalla pandemia e per vincere la sfida dell’innovazione serve un salto di qualità anche nella gestione e nell’organizzazione della Pa: è con nuovi contratti che si assicura investimento nelle competenze e servizi pubblici più veloci, efficienti e inclusivi”.

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