La protesta per il rinnovo del contratto nazionale della sanità privata accreditata prosegue il 1 settembre. Le lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata del Lazio saranno in presidio di fronte alla sede ARIS a Roma, Largo Sanità militare, dalle 10 alle 13.
“Dopo 14 anni di attesa e una preintesa sottoscritta e poi ritirata dai datori di lavoro, pretendiamo la ratifica del nuovo CCNL. La protesta di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio non conosce sosta e il prossimo martedì metterà in scena il paradosso di una sanità privata “alla frutta”, in cui gli imprenditori continuano a prendere e fare profitti, mentre ai lavoratori non riconoscono quanto dovuto”, scrivono in una nota i segretari generali Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio, Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini.
La manifestazione si svolgerà nel pieno rispetto delle norme anti-Covid, ma sarà aperta ai cittadini, con forme di manifestazione pacifica che rappresenteranno lo stato d’animo dei lavoratori alla frutta, scegliendo simbolicamente l’anguria come frutto estivo per antonomasia. “Le angurie sono il simbolo di una rabbia sul punto di esplodere, così come di una determinazione incrollabile a conquistare il contratto. Ma sono anche la rappresentazione di un frutto che rischia di essere avvelenato dalla mancata ratifica dell’accordo sul ccnl e di mettere a repentaglio la tenuta di metà del sistema sanitario. Durante il presidio rappresenteranno fisicamente la protesta delle donne e degli uomini che lavorano nella Sanità Privata. I cittadini – proseguono Cenciarelli, Chierchia e Bernardini – cominciano a capire il senso della protesta: il sistema regionale dei servizi alla salute, che si fonda per quasi la metà su strutture private accreditate, è alimentato dai loro contributi. E chi fa profitto con risorse che sono dei cittadini, deve essere trasparente e rispettare chi opera per loro e garantisce, come i colleghi pubblici, le prestazioni sanitarie. Con la stessa professionalità e passione, ma con minori diritti e salari fermi da 14 anni. Vogliamo rendere chiaro a tutta la comunità che la questione del contratto non è solo un problema dei lavoratori, ai quali si nega il diritto al salario, alle tutele e al riconoscimento professionale, bensì una questione che riguarda i bisogni di salute di tutti: se la sanità accreditata si ferma, si ferma tutto il sistema. E non possiamo permetterlo”.
“Per questo invitiamo Aris e Aiop, le associazioni datoriali che si sono “rimangiate” la firma, a essere presenti e ad avere almeno il coraggio di guardare in faccia quei lavoratori che continuano a oltraggiare. Così come invitiamo il vicepresidente di Confindustria Maurizio Stirpe, l’imprenditore che ha addirittura rovesciato la vergogna del mancato rinnovo del contratto sui sindacati, senza alcun rispetto né per le persone che lavorano ogni giorno in prima linea, né per quel minimo di etica pubblica che è richiesta per uscire dalla mistificazione e dall’ipocrisia”, proseguono Cenciarelli, Chierchia e Bernardini.
“La Regione Lazio deve prendere in mano la situazione in maniera incisiva”, aggiungono i segretari, “dando risposta immediata a un sistema di accreditamento finora troppo fragile e troppo sbilanciato dal lato del profitto. Serve un’azione chiara e netta: niente accreditamenti con il servizio pubblico per chi non rispetta la dignità dei lavoratori e non rinnova i contratti”.
“Ecco perché saremo di nuovo in piazza il 1° settembre e poi ancora la mobilitazione proseguirà in tutte le strutture della sanità privata, fino ad arrivare allo sciopero nazionale”, concludono Cenciarelli, Chierchia e Bernardini. “Non c’è alternativa: continueremo a lottare fino alla firma definitiva del contratto”.