Ogni anno l’arrivo della maturità porta a parlare di Scuola, ma raramente si parla delle colonne portanti dell’Istruzione, gli Insegnanti. In queste ore di Riforma scolastica, concorsi e PNRR abbiamo voluto sentire in vista del rinnovo del contratto Rino Di Meglio, sindacalista e coordinatore nazionale di Gilda, unico sindacato di soli insegnanti.

Di Meglio, classe 1949, già docente, ha iniziato sua attività di sindacalista nel 1992 proprio come responsabile Gilda nella sua città, Trieste. Da sempre impegnato nel difendere i diritti dei docenti, dal 2014 è diventato anche segretario generale della CGS – Confederazione Generale Sindacale, costituita da: Federazione Gilda-Unams, rappresentativa nel comparto Istruzione e Ricerca; NurSind, rappresentativa nel comparto Sanità; FLP- Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche, rappresentativa nel comparto Funzioni centrali.

Di Meglio, cominciamo con il commentare la notizia di questi giorni sugli errori nel Concorso docenti, nessun commento ad ora dal Ministero di Viale Trastevere, visto che molti quesiti erano fuori programma e mal posti, secondo lei a questo punto tocca ridefinirei punteggi?

Assolutamente sì. Il fatto che il Ministero dell’Istruzione non sia stato in grado di trovare persone capaci di formulare correttamente i quesiti è un gravissimo sintomo di decadenza culturale del nostro Paese. D’altra parte, non possiamo aspettarci altro da una classe politica che nel corso degli ultimi decenni ha fatto di tutto per trasformare la scuola in un parcheggio accogliente e ‘affettuoso’, mentre le istituzioni culturali dovrebbero essere il tempo dove si coltiva la migliore istruzione dei futuri cittadini. Se il Ministero dell’istruzione non risponde, forse sarebbe il caso di rivolgersi direttamente al Presidente del Consiglio.

Altro problema per i docenti, per quanto riguarda invece la graduatoria per la Secondaria, tra i problemi che pone un concorso fatto due anni fa e i cui risultati vediamo oggi, c’è l’impossibilità di aggiungere i nuovi titoli conseguiti da docenti e partecipanti che nel frattempo hanno continuato a specializzarsi.

È assolutamente normale nella storia di tutti i concorsi della Repubblica italiana che i titoli valutabili siano quelli acquisiti alla data di pubblicazione del bando. L’anomalia, piuttosto, sta nella durata infinita delle procedure concorsuali. Ma sicuramente una parte della responsabilità va attribuita alla lesina delle risorse che impedisce di esonerare dal servizio i commissari dei concorsi, come pure di retribuirli dignitosamente.

Sulla Carta dei docenti il Governo ha fatto un passo indietro, anche perché in materia si è pronunciata la Corte europea, ma resta violata la norma comunitaria che prevede che la formazione si debba fare in orario di servizio e sia retribuita.

Il mantenimento della Carta del docente rispetto all’iniziale previsione di un taglio progressivo è il minimo sindacale. Alla politica ricordiamo spesso che la schiavitù è stata abolita e con essa il lavoro gratuito. È ora di smetterla, dunque, di pretendere che le ore di formazione si trasformino quasi sempre per i docenti in ore di servizio non retribuito o pagato a cottimo. La politica sembra aver dimenticato che il lavoro a cottimo è una forma di sfruttamento e quando si parla di pagamento forfettario per l’attività svolta dagli insegnanti è semplicemente una forma di cottimo retribuita indecorosamente, perché in questo modo l’Amministrazione aggira il contratto che prevede la stratosferica cifra di 17,5 euro lordi l’ora (7-8 euro netti).

Anche quest’anno con l’arrivo della maturità è tutto focalizzato sugli studenti, ma poco sui docenti e in particolare sugli insegnanti di sostegno che restano a disposizione anche quando i loro contratti sono terminati. A tal proposito come mai si fa più fatica per la formazione e stabilizzazione dei docenti di sostegno?

Purtroppo da molti anni il numero di docenti specializzati sul sostegno è inferiore al fabbisogno e ciò fa sì che tra le loro fila il numero di precari sia estremamente elevato.

Prossimo appuntamento importante per il rinnovo del contratto è il 28 giugno quando ci sarà l’incontro all’Aran, cosa chiederete al Ministro Bianchi?

Il ministro Bianchi non partecipa al tavolo delle trattative, dove invece siedono i rappresentanti dei sindacati e i funzionari dell’Aran. Il 28 giugno non accadrà nulla di importante perché siamo appena alle prime battute e bisogna ancora entrare nel merito della parte normativa delle singole sezioni che compongono il contratto. Qualunque affermazione possa fare il ministro Bianchi, siccome le somme a disposizione sono quelle stanziate nelle leggi di Bilancio del 2019, 2020 e 2021, equivalenti al 3,8% delle retribuzioni, è di tutta evidenza che con questa disponibilità, molto lontana dal semplice aumento del costo della vita, ci sia ben poco da poter realizzare. Soltanto se nelle prossime settimane il Governo deciderà di stanziare ulteriori risorse, si aprirà una seria possibilità di contrattazione.

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