Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

Sul ritorno a scuola in presenza il 10 gennaio. “Il governo non si è consultato con noi. Abbiamo incontrato il ministro il 4 gennaio e in quell’occasione io ho ritenuto opportuno dirgli che sarebbe stato meglio rimandare di qualche settimana il rientro in presenza. In quelle due settimane si potrebbe alzare la percentuale di alunni vaccinati, si potrebbe organizzare la distribuzione di mascherine ffp2 e organizzare sul territorio una campagna di testing degna di questo nome. Il nostro SSN non è in grado di assicurare il tracciamento nei tempi previsti, soprattutto con tutti questi contagi. Se stiamo 2-3 settimane in dad non succede nulla, c’è una demonizzazione della dad che è senza senso. Capisco che il governo abbia la sola preoccupazione delle persone che per lavorare hanno bisogno di lasciare i figli a qualcuno. La scuola viene considerata solo un servizio sociale, tutto il resto è contorno e marginale. La scuola ha anche questa funzione, ma non può ridursi solo a questo”.

“E’ vero che le regole ci sono e se uno le rispetta la sicurezza è assicurata, il problema è l’applicazione –ha aggiunto Giannelli-. Se la tempistica dei tamponi non è quella che il protocollo prevede sulla carta, è chiaro che noi avremmo a scuola degli alunni che sono positivi senza saperlo. Nelle nuove regole c’è scritto che se alle superiori ci sono un paio di alunni positivi si rimane in presenza ma con la mascherina ffp2, la mia proposta è di utilizzarle in modo generalizzato. Si dovrebbero prendere tutte quelle misure di sicurezza idonee ad alzare il più possibile il muro contro il virus. Si potrebbe tornare a scuola in presenza il 31 gennaio e fino ad allora fare le cose che ho detto. Abbiamo ancora troppi pochi ragazzini che sono vaccinati. Bisogna vaccinare il più possibile gli alunni, magari organizzando degli hub vicino alle scuole. Credo però che il governo ne faccia una questione politica, non credo che tornerà sui suoi passi. Se ci fosse la volontà politica tutto si potrebbe fare, non ci sarebbero ragioni ostative”.

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