Il segretario generale degli autonomi della Fabi, il primo sindacato dei bancari, Lando Maria Sileoni, affronta su Il Sole 24 Ore il tema contratto: “Il primo incontro con l’Abi per il rinnovo del contratto dei bancari è il 12 giugno. Chiederemo un calendario di incontri per giugno e luglio e vorremo risposte immediate da parte delle banche – spiega -. Perché chiedo risposte immediate? A oggi Abi non ha una linea e prova ne è il fatto che i banchieri conoscono la piattaforma da tempo (anche se ufficialmente è stata inviata la scorsa settimana, ndr) e non hanno ancora preso una posizione. È inaccettabile che non venga presa una posizione. Vorrei ricordare che quando erano presidenti del Casl Francesco Micheli, Alessandro Profumo e successivamente Omar Lodesani, quando si parlava di contratto nazionale la posizione dell’Abi è stata resa pubblica ai sindacati subito”. 

“Abi – prosegue Sileoni – sembra non avere una posizione sulla parte economica, né sulla contrattazione di secondo livello e sulla gestione dei piani industriali. Manca un’assunzione di responsabilità da parte del Casl e dello stesso presidente del Casl (Salvatore Poloni, ndr). I gruppi sono in concorrenza tra loro e hanno visioni diverse, quindi pur conoscendo la piattaforma non viene espressa una linea. Vogliono prendere tempo in modo da poter superare il 2019. Un eventuale accordo fatto nel 2019 peserebbe troppo sui bilanci. Noi abbiamo una linea concreta che è stata espressa nella piattaforma. Abbiamo chiesto 200 euro di aumento, una migliore qualità della vita professionale dei lavoratori con lo stop alle pressioni commerciali su cui sorveglieremo, il rafforzamento dell’area contrattuale, la fine del salario di ingresso per i giovani. Ad ogni nostra richiesta corrisponde una motivazione di carattere tecnico e politico che è incontrovertibile. Noi chiediamo 200 euro di aumento e argomentiamo il perché. Se le banche diranno no, con quali argomenti lo faranno? Bankitalia dice che tra il 2017 e il 2018 i ricavi da margini di intermediazione delle banche sono rimasti pressoché stabili e le banche sono intervenute solo sui costi che sono scesi di 2,2 miliardi. Di questi una parte consistente sono i costi del personale. È l’ennesima dimostrazione che le banche stanno facendo utili con il taglio dei costi e per i minori accantonamenti sui crediti deteriorati. Le nostre richieste sono chiare, mentre le banche non hanno una piattaforma e hanno già escluso di presentarcene una. (…)”.

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