“Smart working al bar? No, grazie”. Così titola stamattina il Corriere di Roma. I titolari dei caffè contro la proposta della Confcommercio: “Gli impiegati vivono lontani”. Bocciata da molti gestori l’idea per ridurre i danni da mancati incassi. “Vogliamo solo che tornino in ufficio”.

“«I nostri tavolini perlavorare? A noi baristi non conviene»”. Non piace a molti gestori l’idea della Confcommercio per rimediare al calo di incassi da smartworking.

In «stile» Starbucks: connessione Wi-Fi, veloce e gratuita, e tavoli adeguati per chi vuole lavorare negli esercizi pubblici. Questa l’idea lanciata dalla Fipe Confcommercio. Ipotesi che, però, ha trovato numerose perplessità nei diretti interessati

Alessio Mattei del bar Fagiano, piazzale di Porta Pia: “L’idea non ha senso perché molti impiegati abitano lontano, non possono venire da noi”. Umberto Cordova dell’osteria Da Paolina in via Domenico Cimarosa, ai Parioli: “La nostra clientela è fatta di impiegati e dirigenti. Ci interessa solo che tornino presto in ufficio”.

La Regione ha stabilito che il 30% dei dipendenti pubblici lavorerà ancora da casa.

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