“Apprendo con preoccupazione della fine del lavoro agile per i dipendenti di Roma Capitale dal prossimo 1 luglio. Sto ricevendo chiamate allarmate da parte di lavoratori delusi e sconcertati da questo cambio di passo sul lavoro, dalla smentita delle promesse elettorali e degli indirizzi recenti dell’Assemblea Capitolina, intervenuta con un’apposita mozione solo pochi mesi fa. Lo smartworking è una moderna modalità di organizzazione ed esecuzione del lavoro, come mostrano tutte le rilevazioni su produttività, efficienza e conciliazione dei tempi vita-lavoro. Imprese e multinazionali lo hanno adottato, rilevandone vantaggi e benefici per sé e per i propri dipendenti. Gente che guarda avanti. Diversamente dalla maggioranza che governa Roma”.
Così Flavia De Gregorio Presidente del gruppo Lista Calenda in Campidoglio.
“Ministeri, Regione Lazio, Città Metropolitana di Roma, dove il Sindaco è lo stesso di Roma Capitale, proseguiranno lo smartworking nelle attuali condizioni di applicazione fino al 31 dicembre 2022 con 8 giorni al mese – prosegue De Gregorio -. Parliamo di p.a. centrali e locali. I datori di lavoro privati faranno altrettanto fino al 31 agosto in forma semplificata in quanto consentito dalla normativa nazionale, senza bisogno di stipula degli accordi individuali, avvisando in molti casi i dipendenti che dallo smartworking non si torna indietro. A Roma Capitale e nelle sue aziende partecipate, invece, permane una logica reazionaria nei confronti del lavoro e del personale che ha retto con i propri pc, dispositivi, linee telefoniche e internet l’amministrazione nel periodo pandemico. Lo smartworking finirà il 30 giugno, tranne che per le persone fragili. Parliamoci chiaro: va da sé che non tutte le attività dell’amministrazione capitolina sono eseguibili in lavoro agile. Ma non ci si può nascondere dietro un alibi che offende intelligenza e dignità. La verità è che l’amministrazione non è in grado di monitorarlo e abbatte lo smartworking invece di incentivarlo. Avrebbe dovuto adeguarsi anni fa per essere pronta, nei settori interessati, ad affrontare il giro di boa. Dematerializzazione degli archivi, digitalizzazione dei documenti, ristrutturazione delle infrastrutture digitali, predisposizione dei piani di organizzazione che, evidentemente, in altre p.a. sono già a regime. Anche la Giunta Raggi ha colpe pesanti, perché al di là di aver avviato il lavoro agile, in quanto costretta da un DPCM, non ha mai adottato un regolamento  attuativo delle norme sullo smartworking e nell’ultima fase ne ha drasticamente ridotto l’applicazione. C’è inoltre il tema delle connessioni internet e di rete che negli uffici capitolini non funzionano, eppure il personale è richiamato alla scrivania. Ultima e non meno importante la questione ambientale: che senso ha rimettere in circolo migliaia di lavoratori dell’amministrazione e delle partecipate che potrebbero lavorare nelle stesse modalità dei colleghi ministeriali e regionali, per fingere di cercare poi soluzioni anti-congestionamento o programmare domeniche ecologiche quali episodici tentativi anti-inquinamento? Perché non si riflette sul fatto che lo smartworking è anche uno strumento che consente alle p.a. di risparmiare risorse oggi sempre più scarse e costose? Cosa ne pensa Edoardo Zanchini, capo del neo-costituito Ufficio Clima, di questo retro-front che nega l’indubitabile apporto del lavoro agile all’ambiente e alla questione sanitaria da cui, scandiamolo, non siamo ancora usciti, a fronte di una decisione non fondata su dati scientifici e verificati? Certo non una bella notizia per i dipendenti capitolini arrabbiati e delusi che attendono dovute smentite, ma neanche per noi che continuiamo a scontrarci con una mentalità rigida e miope. Non proprio quello che il Sindaco aveva promesso in campagna elettorale, anticipando percentuali di smartworking evaporate col sole di giugno” conclude De Gregorio.

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