“I membri del Coordinamento Nazionale Lavoratori Stagionali in Lotta – USB colgono l’occasione del clamoroso attacco che l’Associazione Jesolana Albergatori ha rivolto ai lavoratori stagionali, riportata da vari media su tutto il territorio nazionale, per rimarcare la propria solidarietà ai colleghi veneti e sottolineare quanto non solo sia contraddittorio affermare che l’assenza di personale dipenda da sussidi come il Reddito di Cittadinanza ma che le ultime misure anti-crisi del governo e delle Regioni stesse vanno nella direzione di una pioggia di aiuti alla parte datoriale e un quasi totale disinteresse per il sostegno materiale dei lavoratori”. Così in una nota il Coordinamento Nazionale Lavoratori Stagionali in Lotta – USB.

“Evidenziare questo aspetto – spiega il sindacato – è oggi fondamentale perché, soprattutto su canali come social network, si sta diffondendo anche nel tessuto sociale la tendenza (da parte di diversi imprenditori locali) ad attribuire l’impossibilità di trovare personale – per mansioni quali cameriere, cuoco, receptionist e commesso – alla preferenza, da parte degli stagionali, di sussidi quali il Reddito di Cittadinanza. Affermare ciò è un autogol in primis per gli imprenditori stessi: corrisponde all’ammissione implicita che, spesso, la retribuzione proposta si aggira intorno alla cifra coincidente al sussidio statale – che corrisponde all’attuale soglia di povertà. E, in effetti, molti dei nostri membri hanno di recente partecipato a colloqui di lavoro dove la proposta standard coincideva con un lavoro full-time fino a 11 ore giornaliere, senza giorno libero, con una paga media di 3-4 euro orari e con un contratto part-time, il che danneggia inevitabilmente l’ammontare del sussidio di disoccupazione invernale che il lavoratore andrà a chiedere (a vantaggio delle finanze dell’imprenditore). Gli stessi sportelli USB del territorio sono subissati da vertenze riguardanti lavoratori che ancora devono ricevere parte degli emolumenti e dei trattamenti obbligatori relativi allo scorso anno. Non sorprende, dunque, che nelle attuali condizioni (anche sanitarie, con la maggior parte delle attività che non offrono alcuna precauzione al dipendente) alcuni lavoratori preferiscano rinunciare.

Concludiamo ricordando che, al contrario della vulgata dominante, non solo molti lavoratori stagionali non sono riusciti ad usufruire del bonus INPS che spettava loro di diritto e non rientrano neppure nei parametri per il così detto “reddito di emergenza”, ma molti hanno rinunciato al reddito di cittadinanza stesso proprio in previsione di forzate assunzioni in nero (o in “grigio”) da parte di chi afferma sia “inevitabile” utilizzare questi escamotage. La verità è che le imprese hanno già ricevuto facilitazioni consistenti da parte dello Stato. Tra queste, garanzie pubbliche sul credito per 400 miliardi, abolizione del saldo Irap e, nell’ultimo Decreto Agosto, una nuova socializzazione del rischio di impresa con la fiscalizzazione degli oneri sociali con l’esonero dai contributi per chi assume anche con contratti stagionali. Tutto questo “ammortizzatore pubblico” ovviamente non implica alcun obbligo a dare condizioni salariali migliorative al dipendente, come invece logica vorrebbe.

Collettivizzazione delle perdite e facilitazioni fiscali a fronte di ritardi nella ricezione della Cassa Integrazione (richiesta, per il 28% delle somme, da imprese senza cali di fatturato), mancati ottenimenti del bonus INPS, inesistente attenzione ad investimenti ed assunzioni pubbliche per sopperire alla crisi occupazionale dipingono una realtà rovesciata rispetto a quella proposta dalle associazioni datoriali locali e nazionali”, conclude il Coordinamento Nazionale Lavoratori Stagionali in Lotta – USB.

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