“Tangenti alla Tpl, indagato il dg”, è l’apertura odierna del Corriere di Roma. Imprenditore umbro accusa otto persone: “Pagavo con auto di lusso e posti di lavoro”. L’inchiesta. Contestata anche l’associazione per delinquere, ricostruiti nove anni di rapporti sui contratti peri trasporti.

A pagina 2: “Tangenti Tpl pagate con auto e assunzioni. Indagato anche il dg”. Un imprenditore umbro accusa 8 persone: i reati contestati vanno dalla corruzione all’associazione per delinquere. Il «sistema» funzionava da 20anni. Coinvolti altri fornitori.

Bentley in omaggio. Per l’accusa, il manager Marco Cialone ha usato l’auto di lusso già del romanista Pizarro. Quarta proroga. Il Comune ha concesso ancora alla Roma Tpl, fino a ottobre, di proseguire nel servizio.

«A Roma funziona così, se vuoi rimanere nel giro fai quello che ti chiedono, altrimenti sei fuori». Nelle carte dell’inchiesta sul fallimento del trasporto pubblico locale umbro c’è un’inquietante fotografia di ciò che sarebbe successo in quello della Capitale negli ultimi 20 anni. E che qualche settimana fa ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati dell’attuale direttore generale della Roma Tpl Marco Cialone – si legge nell’articolo firmato da Erica Dellapasqua e Rinaldo Frignani -. Nei confronti del manager 59enne e di altri otto soggetti il gip di Perugia Lidia Brutti ha ordinato il sequestro preventivo di beni per otto milioni di euro (1,8 dei quali soltanto al dgead altri tre). Sono accusati a vario titolo con Paolo Paduano, già direttore generale di Apm spa e poi di Umbria Tpl e Mobilità, e Antonio Pompili, ex rappresentante legale del Cotri (Consorzio trasporti italiani, una delle tre società che compartecipano alla Roma Tpl), di associazione a delinquere finalizzata all’induzione indebita continuata a dare o promettere utilità, corruzione aggravata, bancarotta fraudolenta. Un giro d’affari da milioni di euro, ma non solo (…)

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