“Più dialogo sociale, maggior capacità attuativa con un rafforzamento dei livelli territoriali, norme adeguate e maggior cosmopolitismo. L’impatto sociale degli interventi ambientali non sia un vincolo ma un’opportunità, assicurandosi che i primi beneficiari siano sempre i più vulnerabili”. Ma soprattutto è necessario “un fortissimo impegno per garantire l’informazione nell’ambito del PNRR, affinché la società civile possa intervenire e dire la sua su possibili strade alternative. La piattaforma messa in campo dal Governo non basta”.  E’ questa per Fabrizio Barca la via per imprimere giustizia ed efficacia al percorso di transizione ecologica.

Il coordinatore del ForumDD è stato tra gli intervenuti questa mattina all’iniziativa “La giusta transizione ecologica, quando la società è più avanti della politica”, organizzata dal Forum Disuguaglianze e Diversità, nell’ambito del Festival dello Sviluppo sostenibile promosso da Asvis.  Tra esperienze sul territorio – dalla comunità energetica di San Giovanni a Teduccio fino al welfare di comunità della Fondazione Comunità di Messina – e gli studi anticipati sul tema transizione ecologica, quel che è emerso è l’intreccio virtuoso tra giustizia ambientale e sociale come condizione per contrastare le disuguaglianze crescenti. “Diversi fenomeni impediscono l’accesso alla ricchezza comune, ovvero ai servizi e ai beni pubblici, nelle tante e diverse periferie delle nostre città – ha affermato Vittorio Cogliati Dezza del Coordinamento del ForumDD -, ma nel territorio si stanno realizzando esperienze e innovazioni che rappresentano un contributo fondamentale per costruire o mettere i paletti necessari per realizzare il percorso verso la transizione che sia giusta e inclusiva”.

Dopo interessanti riletture del PNRR come opportunità per la giusta transizione, con le periferie urbane in quanto terreno più urgente per far convergere politiche e risorse, l’iniziativa ha visto la partecipazione tra gli altri del Ministro delle Infrastrutture e la Mobilità Sostenibili Enrico Giovannini,  che ha affermato: “Ascoltando le esperienze raccontate oggi, mi viene in mente che il nostro Paese spesso pecca di benaltrismo: così accade che di fronte a realtà come queste dica ‘sì bello, ma ci vuol ben altro’. Così non è. La società civile può segnalare strade alternative alla politica e sul fronte del PNRR potrà farlo nel 2022”, anno in cui sarà possibile attuare una revisione del processo aperto e delle scelte messe in campo, ha spiegato il ministro. Ma non c’è solo il PNRR, aggiunge: “Il Paese giudicherà sulla Legge di Bilancio e la programmazione del FSC”. È anche lì che la società civile dovrà dire la sua.

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