“L’UGL intende essere attivamente presente presso le istituzioni dell’Unione Europea, svolgendo il suo ruolo all’interno del ‘CESE’ e confrontandosi con il Parlamento Europeo e con le altre istituzioni di Bruxelles, poiché ritiene che sia necessario far conoscere ed esporre le sue richieste e le sue concezioni in materia di lavoro, diritti sociali, previdenza, sviluppo economico e valutare tempestivamente i progetti che in quelle materie la Commissione EU intende attuare al fine di proporre integrazioni e correttivi.” Lo ha dichiarato Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL, in occasione del convegno “La Dimensione europea dell’UGL”, a cui hanno preso parte Luigi Ulgiati, Vicesegretario Generale dell’UGL e membro del CESE, e Gian Luigi Ferretti, Responsabile Relazioni Internazionali per l’UGL.

“Il compito che l’UGL intende svolgere – prosegue Capone – assume particolare ed attuale necessità dovendosi approvare e attuare i progetti presentati dall’Italia in materia di ‘Recovery European Plan’ e di ‘Next Generation’. L’azione dell’UGL si ispira ai valori fondanti dell’Unione Europea contenuti nella ‘Carta dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori’ di Strasburgo del 1989 e nel ‘Trattato’ del 2009 che li recepisce e li integra nei suoi articoli. Negli ultimi anni – rileva Capone – questi principi sono stati progressivamente accantonati: sempre più spesso le decisioni assunte dalla Commissione Europea e dai nostri Governi sono state prese ignorando l’effettiva consultazione e con una semplice informazione a posteriori delle Parti Sociali, mentre la partecipazione dei lavoratori all’interno delle aziende, anche di quelle medie, è stata o inattuata o vanificata pur in presenza di crisi aziendali.

Non si hanno certo obiezioni di fondo al Piano per la ripresa proposto dal Governo Italiano e appena approvato dalla Commissione Europea – sottolinea Capone – tuttavia non vorremmo che l’attenzione rivolta alla transizione ecologica e all’innovazione digitale, possa far trascurare l’impegno statutario da assumere per la formazione, la disoccupazione giovanile, la salvaguardia delle attività economiche nazionali, la tutela della popolazione anziana, la previdenza e l’assistenza, il contrasto alla povertà, acuitasi in modo particolare in quest’ultimo anno e mezzo a causa della pandemia COVID-19.

Riteniamo, inoltre, che la Commissione, nell’ambito della sua politica sulla ‘concorrenza’, debba attivarsi per impedire la crescita del ‘dumping’ sociale anche tra gli stessi Paesi europei che si manifesta con il trasferimento di aziende negli Stati che hanno costo del lavoro e norme contrattuali inferiori a quelle del Paese di provenienza. In conclusione, e in linea generale – rimarca Capone – l’UGL si richiama ai principi un tempo sostenuti dalla Commissione basati sulla politica sociale, sulla cosiddetta ‘economia sociale di mercato’, sull’importanza dell’istruzione e della formazione professionale aggiornata, sullo sviluppo dell’occupazione e dell’innovazione tecno-industriale, già contenuti nel “Piano Delors” del 1992, che con il passar degli anni sono stati in larga parte soppiantati da una visione politica ‘liberista’ fondata esclusivamente sulla valutazione contabile dei vincoli di bilancio all’insegna della ‘stabilità finanziaria’.

Con questi auspici, l’UGL ritiene di poter contribuire alla crescita della “Patria comune” europea e del mondo del lavoro.”

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