“Il fallimento annunciato del cosiddetto decreto Regolarizzazione per l’emersione del lavoro nero in Italia sta producendo, a pochi giorni dalla scadenza del 15 agosto, un effetto ancora più perverso: la fiorente e illecita compravendita dei documenti necessari per accedere alla complicata e costosa procedura. L’Unione Sindacale di Base è stata facile profeta sull’esito fallimentare della regolarizzazione dei lavoratori stranieri (articolo 103 del DL 19 maggio 2020 n.34, convertito nella legge 17 luglio 2020, n.77): realisticamente non più del 5-6% dei braccianti aveva i requisiti per la domanda; inoltre i criteri, i documenti, i costi per una regolarizzazione di soli 6 mesi non erano convenienti e/o affrontabili né per i datori di lavoro, né per i braccianti, la stragrande maggioranza dei quali migranti privi di risorse”.

Così in una nota l’Unione Sindacale di Base.

“Per questo USB ha chiesto più volte di modificare il decreto, trasformando la regolarizzazione a tempo in una regolarizzazione vera, per un forte contrasto al caporalato e allo sfruttamento degli invisibili, come ribadito direttamente al presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante l’incontro agli Stati Generali di inizio luglio – prosegue il sindacato -. Leggendo i dati del Ministero degli Interni, constatando il numero esiguo di domande presentate, verifichiamo l’aumento di fatti illeciti sulla compravendita delle documentazioni per l’accesso alla regolarizzazione. Ancora una volta, sull’altare degli equilibri tra le forze di governo, si sono inseriti i professionisti dello sfruttamento, che lucrano senza ritegno su centinaia di migliaia di persone.
L’Unione Sindacale di Base torna a chiedere la modifica di questo decreto per permettere la regolarizzazione di tutti i cittadini stranieri impegnati in attività lavorative o beneficiari di protezione internazionale, così da permettere loro di liberarsi dalle catene dello sfruttamento e quindi di emergere dal lavoro nero.
Per questo organizza presidio martedì 11 luglio alle 11 in Piazza dell’Esquilino a Roma.  Per la regolarizzazione di tutti i lavoratori migranti e richiedenti asilo. Per un alloggio dignitoso e per il superamento dei ghetti. Per il rispetto dei contratti di lavoro e il riconoscimento di ogni diritto sociale”, conclude il sindacato.

 

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