“Siamo in una situazione buona, con una doppia pandemia. Quella dei vaccinati che non si ammalano gravemente e quella dei non vaccinati che purtroppo hanno ancora la probabilità di stare male. Ma anche se stiamo attraversando una buona fase, dobbiamo attrezzarci per quello che potrebbe essere l’ultimo sforzo da fare per questo inverno”, dice Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, ai microfoni di iNews24, in riferimento alla Sicilia che è diventata zona bianca e al decreto in vigore dall’11 ottobre.

Il virologo ritiene che con l’arrivo dell’inverno debba aumentare la prudenza, anche a causa dell’influenza stagionale: “Non è detto che succeda, ma dobbiamo ragionare in un’ottica di prevenzione. Quest’inverno si concentrano tutte le condizioni favorenti a questo colpo di coda della pandemia, a causa degli sbalzi termici. Si starà di più in casa, sta riprendendo il lavoro in presenza, manterremo la scuola in presenza per quanto possibile, riapriranno le discoteche. Tutto questo è necessario nell’ottica di una ripresa, ma potrebbe anche creare la condizione dell’aumento della diffusione del virus. Vedremo cosa accadrà in base ai nostri comportamenti di questo inverno”.

Pregliasco non esclude che quest’anno possano aumentare i casi di influenza stagionale rispetto all’anno scorso: “L’anno scorso gli interventi stringenti per limitare la diffusione del Covid hanno tenuto molto a bada l’influenza. Quest’anno invece potrebbe diffondersi più facilmente. Sicuramente i vaccini stanno tenendo molto e questo ci permette, pur in presenza delle infezioni, di gestire gli infettati. Purtroppo la variante Delta colpisce anche i giovani più di prima e anche per loro è più fastidiosa, anche rispetto al long Covid e alla sindrome infiammatoria multisistemica”.

Sul decreto sulle riaperture in vigore dall’11 ottobre: “Credo che la scelta italiana sia prudente. Non c’è un manuale di gestione che possa dirci esattamente cosa fare. Nel caso delle discoteche il Cts si era espresso per il 35%, invece poi la politica ha scelto. Lo step era atteso, siamo in una fase positiva. Però, come ho già detto, dobbiamo prevedere la possibilità di un rischio per l’inverno e attrezzarci per affrontare scenari negativi, anche se non arriveranno, con lo scopo di affrontare al meglio ogni eventualità. La politica si è assunta la responsabilità delle riaperture, ma ha anche dato un messaggio chiaro: bisogna essere prudenti. Non dobbiamo far finta che la malattia sia sparita e che possiamo lasciarcela alle spalle. Speriamo che sia così per la maggioranza degli italiani”.

Infine, un intervento sulle terze dosi: “Fino ad ora la priorità sono stati i fragili e gli anziani, in modo sempre precauzionale. Non dimentichiamo che i dati dicono che il vaccino perde un po’ di efficacia, ma continua a coprire. A seconda di come andrà questo inverno capiremo se accontentarci della protezione al primo giro, salvo casi di richiami che probabilmente saranno simili al vaccino influenzale per i soggetti fragili nei prossimi anni”.

E in risposta ad Andrea Crisanti che durante Un Giorno da Pecora su Rai Radio1, ha detto che la terza dose dovrebbe essere fatta entro due o tre mesi, sistematicamente, a quante più persone possibili, Pregliasco dice: “Non abbiamo dati certi. A quattro – sei mesi la copertura perde un po’. Ma anche qui è un fatto statistico. Se riusciamo a tenere a bada la circolazione del virus, possiamo anche accontentarci della capacità produttiva residua. L’organizzazione e la gestione non è facile. Vediamo come evolve la situazione”.

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