Ieri, a Palazzo Valentini, l’attivista Vandana Shiva è intervenuta durante il dibattito sul tema “Ecologia profonda e agricoltura rigenerativa: trasformazione dei sistemi alimentari per le comunità e la biodiversità” promosso dall’Unione Buddhista Italiana.

Protagonista della mattinata di riflessioni l’intervento di Vandana Shiva: “Il nostro mondo è cartesiano e meccanicistico, una realtà che ha invaso l’agricoltura e di conseguenza il cibo. Cosa dobbiamo ritornare ad imparare? La vita e il saper vivere. Pensiamo che la Terra sia solo materia inerme, ma siamo stati resi ciechi. La Terra ha una famiglia vivente. A causa dell’industrializzazione e della globalizzazione, tutti gli esseri sono stati ridotti a nulla. Questo è stato omicidio della cultura: uccidere la conoscenza della vita! C’è voluta molta violenza per mettere a tacere la conoscenza del vivere. Il cibo è la valuta della vita e ci connette gli uni agli altri”.

“L’agricoltura – prosegue Vandana Shiva – significa cultura della terra, prendersi cura della terra. Tutto il pensiero della non violenza è basato sulla nostra relazione con gli altri esseri: il cibo è la connessione con gli esseri senzienti attorno a noi. L’industria agricola ci ha dato l’illusione che il cibo sia merce di scambio, ma in realtà l’agricoltura industriale sta introducendo strumenti di guerra nell’agricoltura, e la sta avviando una guerra contro la Terra. La biodiversità è scomparsa a causa dell’agricoltura moderna. Hanno trasformato l’agricoltura in un ventilatore che tiene in vita piante tossiche. Vogliamo davvero cibarci di beni di consumo vuoti? Il cibo di oggi ha, ormai, perso tutti i valori nutrizionali”.

Conclude Shiva: “Dobbiamo creare l’economia veritiera e della non violenza. Continuare a dichiarare che l’uomo deve essere rimosso dalla terra perché è in lotta con essa non è vero: vogliono togliere l’agricoltore per poi inserire l’agricoltura industrializzata. Dobbiamo ricordare che tutta la vita è basata sulle piante. Il cibo che costa poco ha un enorme costo sull’ambiente. Siamo tutte persone compassionevoli, ma la nostra mente e il nostro cuore sono stati distrutti dall’idea meccanicistica. Noi dobbiamo ritornare al vero verde, quello che ha il colore della vita, delle piante e delle foglie; dobbiamo far crescere un cibo che rigeneri la terra affinché possiamo mangiare un cibo che rigeneri la terra e noi stessi. Quest’economia dell’avidità deriva da un’insicurezza molto profonda: viene dal non essere in grado di affrontare un altro essere che è vivo ed è libero. La guerra contro la terra deriva dalla paura della vita. Noi tutti sono uniti grazie alla catena alimentare: dobbiamo unirci e urlare con forza di tenere giù le mani dalla nostra famiglia, la Terra!”

“Ringrazio l’UBI per aver coinvolto la Città metropolitana in un’interlocuzione così importante: ambiente, ecologia, rigenerazione ambientale e sociale sono aspetti interconnessi. Amare il territorio vuol dire saper instaurare un ciclo virtuoso che va a vantaggio della sostenibilità, ambientale e sociale. Ripristinare un corretto rapporto tra uomo e natura, promuovendo l’agroecologia significa seminare un nuovo equilibrio che può avere ricadute positive come alternativa economica, giustizia sociale e sostenibilità. Questo è un messaggio di salvezza e resistenza, l’uomo deve comprendere lo sforzo da fare per eliminare le cattive abitudini sviluppate soprattutto nel secolo scorso e adottarne altre, fondamentali e salvifiche, che avranno effetti profondamente diversi su tanti aspetti delle nostre vite” – ha dichiarato Pierluigi Sanna, Vice Sindaco della Città metropolitana di Roma.

“La Terra sta attraversando una crisi senza precedenti nella storia” conclude Stefano Bettera, responsabile comunicazione Unione Buddhista Italiana. “Noi tutti siamo chiamati ad intervenire: di fronte a quest’emergenza globale, anche le confessioni religiose devono inserirsi nel dibattito e dare delle risposte e strumenti utili per salvare la nostra casa comune. Non possiamo più restare immobili: ora è il momento di agire, di farsi avanti e lavorare insieme, perché quello che abbiamo nelle nostre mani è una responsabilità globale, sia per noi che viviamo sul nostro Pianeta oggi sia per chi seguirà le nostre orme domani.”

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