Lavoratori della pubblica amministrazione in sciopero il 9 dicembre prossimo per chiedere un rinnovamento vero del settore pubblico. “Per funzioni centrali, funzioni locali e sanità chiediamo assunzioni, sicurezza, stabilizzazioni e rinnovo dei contratti”, dichiarano Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia, Sandro Bernardini e Maurizio Narcisi –  segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio, Uil Fpl Roma e Lazio e Uil Pa Roma e Lazio – che annunciano per il Lazio un presidio, mercoledì prossimo dalle 10 alle 13, a Palazzo Vidoni, sede del Ministero per la Pa.

“I dipendenti e professionisti pubblici hanno fatto funzionare le amministrazioni pubbliche anche quando governi e Regioni hanno tagliato risorse e privatizzato i servizi ai cittadini e ora, anche in smart working e con più spirito di abnegazione che strumenti concreti, sono sempre a disposizione dei cittadini e delle imprese, in sanità, nei servizi educativi, nell’assistenza ai cittadini, nella sicurezza urbana. E’ a loro, lavoratori che rischiano in prima persona, che si deve la tenuta del sistema e la presa in carico delle comunità. Ma così non si può andare avanti. Serve una svolta e se governi e Regione non vogliono intendere, lo faremo capire incrociando le braccia”, spiegano i segretari di categoria di Cgil Cisl e Uil.

“Anni di sforbiciate alla spesa e di disinvestimento, hanno prosciugato e indebolito il welfare nazionale e locale, a partire dagli organici: troppo pochi operatori e con un’età media troppo alta. Servono assunzioni, innesti di nuove professionalità e valorizzazione di quelle in servizio anche attraverso la formazione. In Italia verranno a mancare mezzo milione di lavoratori pubblici. Nel Lazio i nuovi ingressi realizzati o messi a concorso servono appena a coprire le uscite per pensionamento. Solo nella sanità mancano 10mila operatori, ma anche nei comuni, nelle scuole, nella polizia locale e negli enti centralizzati la situazione non è migliore. Basti pensare che Roma Capitale, la metropoli più complessa d’Italia, con 8,1 dipendenti per mille abitanti, è terzultima rispetto alle altre grandi città italiane”, proseguono Cenciarelli, Chierchia, Bernardini e Narcisi.

“Senza contare che in questi anni troppo spesso si è fatto ricorso ai contratti a termine e alle altre forme di lavoro atipico. La Pa italiana conta 170mila precari, condizione che ha comportato addirittura una procedura di infrazione da parte della Commissione europea. Nei piccoli e medi comuni e in particolare nel settore educativo-scolastico, senza l’apporto di questi lavoratori si metterebbero a rischio i servizi. Così come nella sanità, visto che il Ssr del Lazio per funzionare conta su quasi un 10% di contratti a tempo determinato, somministrati e partite Iva. Per questo chiediamo la proroga dei requisiti per le stabilizzazioni, il riconoscimento dei periodi di lavoro svolti con tutte le forme di lavoro flessibile e la stabilizzazione di tutti i precari Covid”.

“E poi c’è il tema della sicurezza sul quale non si è fatto e non si fa abbastanza. In tutti i luoghi di lavoro il personale deve avere Dpi adeguati, gli ambienti devono essere sicuri e occorre mettere fine al fenomeno delle aggressioni. I carichi di lavoro devono essere sostenibili, i protocolli applicati e i servizi di prevenzione e protezione devono funzionare”, rimarcano i segretari, che rilanciano la vertenza dei contratti. “I Ccnl di sanità, enti Locali e amministrazioni centrali sono scaduti da due anni. La pandemia ha dimostrato che il lavoro pubblico serve al paese e i servizi pubblici per cittadini e imprese vanno rafforzati. Per questo pretendiamo dal governo e dalla Regione più risorse per i contratti di tutti i lavoratori pubblici”.

“Ecco perché il 9 dicembre prossimo saremo in piazza, nel Lazio come in tutta Italia, per lo sciopero nazionale. E lo faremo nel rispetto delle norme anti-Covid e delle garanzie per i servizi essenziali, ma alzando la voce sulle priorità. Anche i lavoratori in servizio indosseranno un adesivo con scritto ‘Non mi fermo ma protesto’”, concludono Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia, Sandro Bernardini e Maurizio Narcisi. “Questa non è una battaglia per i soli lavoratori pubblici, ma per tutti i cittadini. Per uscire dalla pandemia e per vincere la sfida dell’innovazione serve un salto di qualità anche nella gestione e nell’organizzazione della Pa: è con nuovi contratti che si assicura investimento nelle competenze e servizi pubblici più veloci, efficienti e inclusivi”.

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