“USB Sanità chiede che, dopo aver messo in campo la vaccinazione massiva del personale sanitario, lo Stato e le regioni preparino un piano altrettanto massivo di test sierologici che confermino o meno l’avvenuta immunizzazione.

Soltanto il test sierologico, da effettuare 10-15 giorni dopo l’inoculazione della seconda dose, può infatti dire con certezza se la persona vaccinata ha sviluppato anticorpi ed è protetta dal Covid-19. Capire se un soggetto rientra nelle percentuali di protezione garantita da un determinato vaccino, oppure se è un cosiddetto “non responder” che non sviluppa anticorpi o ne sviluppa pochi, è un discrimine fondamentale per chi lavora nella Sanità: la presenza di anticorpi sufficienti è un requisito non negoziabile per chi opera a contatto con soggetti positivi o in strutture per i malati Covid.

Monitorare a tappeto l’epidemiologia della vaccinazione non è un costo, ma una garanzia di sicurezza per centinaia di migliaia di lavoratori del settore, che finora hanno pagato un prezzo altissimo in termini di morti e di infortuni legati al Covid.

Effettuare i controlli sul personale sanitario, compreso quello socioassistenziale nelle RSA, è una salvaguardia per la salute di tutta la popolazione.

USB lotterà in ogni ambito e a ogni livello perché un piano di controllo sierologico sia attivato su tutto il territorio nazionale”.

Così in una nota l’USB Coordinamento nazionale Sanità

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