Entro fine maggio le industrie del Lazio avranno bruciato oltre 40 miliardi di euro a causa del blocco delle attività. Le perdite potranno arrivare anche a 94 miliardi alla fine del 2020 se non ci sarà una ripartenza veloce dei settori che possono operare in sicurezza, a cominciare da quelli legati alle infrastrutture. È quanto spiega Filippo Tortoriello, presidente di Unindustria, in un’intervista ad “Agenzia Nova”. “La faccenda è abbastanza seria, i numeri che abbiamo sono confortati dalle proiezioni dell’istituto Cerved. La proiezione dei dati sui bilanci ci riferisce di una perdita che, entro maggio, va oltre i 40 miliardi di euro – spiega Tortoriello -. L’ipotesi è che si possa arrivare fino a 94 miliardi entro la fine dell’anno, se la situazione dovesse rimanere la stessa. Stimiamo un calo dell’8,5 per cento dei fatturati entro maggio, e del 22 per cento su tutto il 2020, sulla base della stessa considerazione. La media nazionale è -7,4 per cento a maggio, quindi nel Lazio siamo già più alti”.

I settori che hanno registrato i maggiori danni economici sono quelli del turismo, dei trasporti e dell’automotive. Qui la proiezione su maggio rileva dei cali di fatturato che vanno dal 17 per cento nel turismo al 23 per cento dell’automotive. Negli altri settori produttivi, caratterizzati dall’esportazione, come metallurgia, ceramica, moda e imprese alimentari (comprese quelle legate alla ristorazione), già a marzo è stato registrato un calo del 30 per cento. “Sono dati drammatici e sconfortanti”, commenta Tortoriello. E sul distretto della ceramica di Civita Castellana il presidente di Unindustria lancia un allarme: “Hanno chiesto di ripartire perché’ operatori della ceramica di altre nazioni stanno già spingendo per sostituirsi, quindi è importante il ripristino delle attività”.

Nel Lazio “le aziende che non hanno mai chiuso sono il 42,4 per cento, quelle chiuse parzialmente sono il 30 per cento”, quindi “circa il 70 per cento delle industrie del Lazio in questi mesi è andata avanti, garantendo i massimi livelli di sicurezza e applicando i protocolli anti contagio – sottolinea Tortoriello -. Per quanto riguarda il lavoro agile siamo al 45 per cento di personale che lavora da casa, a fronte di una media nazionale di 26,4 per cento: questo dimostra che la presenza ICT nel nostro territorio è forte e importante”. Tenendo conto di questo e del numero di contagi da Covid-19, che nel Lazio è stato contenuto rispetto ad altre regioni più colpite, per Tortoriello, è possibile immaginare “una fase 3, con la massima attenzione ai trasporti pubblici, perché’ quello che ci preoccupa di più è il percorso casa-lavoro per i dipendenti, non il permanere nei luoghi di lavoro”, sottolinea il presidente di Unindustria. Per Tortoriello dunque si deve “ripartire subito con il piano infrastrutturale della Regione Lazio, tenendo a modello il sistema utilizzato per il ponte Morandi a Genova” cominciando da opere quali “la Roma-Latina, la chiusura della Orte-Civitavecchia, la chiusura dell’anello ferroviario di Roma, il raddoppio della via Salaria”.

Accanto a questo “bisogna dare un’accelerazione forte alla ricostruzione nei territori terremotati, istituendo un commissario per ciascuna delle quattro regioni interessate, e non avere un unico commissario per tutti, com’è adesso”. Non soltanto. “Bisogna avere la capacità di sostenere le imprese – precisa Tortoriello – anche con finanziamenti a fondo perduto, per metterle nelle condizioni di ripartire, ed è necessario che il governo faccia un’opera di moral suasion verso la commissione europea per allungare il periodo di restituzione dei prestiti da 6 ad almeno 15 anni. Inoltre bisogna far ripartire i consumi, per esempio noi abbiamo il parco macchine più vecchio d’Europa, si potrebbe dare un eco-bonus per rottamare il parco auto e sostituirlo con macchine di ultima generazione. E infine – conclude – non bisogna smettere di dedicare attenzione alla ricerca sul virus, per riportare il paese alla tranquillità psicologica”.

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